Sentenza Thyssen: "L'ad accettò il rischio. Fu una scelta sciagurata".

Depositate le 460 pagine nelle quali è motivata la condanna a 16 anni e sei mesi di carcere per omicidio con dolo eventuale per Herald Espenhahn a seguito dell'incendio alla Thyssen.


Tratto dal sito dell'INAIL.

16 novembre 2011. Depositate le 460 pagine nelle quali è motivata la condanna a 16 anni e sei mesi di carcere per omicidio con dolo eventuale per Herald Espenhahn a seguito dell'incendio allo stabilimento di Torino che, il 6 dicembre 2007, provocò la morte di sei operai. La difesa: fatti stravolti. Il pm Guariniello: "Degna conclusione del processo"

TORINO - Quattrocentosessanta pagine, scritte con stile sobrio, per spiegare il motivo di sei condanne. E in particolare il motivo di una di queste - relativa all'accusa di omicidio volontario - pronunciata per la prima volta da un giudice, in Italia, in relazione a una tragedia sul lavoro. Ieri presso la cancelleria della Corte d'Assise di Torino è stata depositata la sentenza "Thyssenkrupp" (formato PDF, 71.8 MB) relativa al processo per la morte dei sette operai dell'acciaieria della multinazionale tedesca, bruciati nell'incendio divampato il 6 dicembre 2007 mentre lavoravano alla linea 5. Un dibattimento al termine del quale all'amministratore delegato, Herald Espenhahn, è stata inflitta una pena senza precedenti nel panorama giudiziario italiano: sedici anni e sei mesi di carcere per omicidio "con dolo eventuale". Il motivo: avendo rinviato un investimento importante in materia di sicurezza, Espenhahn ha "accettato il rischio" di un disastro. Se questa tesi verrà confermata in appello e in Cassazione, la maggior parte dei processi per gli incidenti sul lavoro sarà interessata da un'autentica "rivoluzione copernicana".

Un punto di svolta nella giurisprudenza. Certo, a Espenhahn è stato concesso "il minimo della pena" e gli sono state riconosciute le attenuanti del buon comportamento processuale e del risarcimento del danno ai familiari delle vittime. Ma la condanna per omicidio volontario ("con dolo eventuale") segna ugualmente un punto di svolta nella giurisprudenza. Nella sentenza il giudice Paola Dezani divide le responsabilità dei sei imputati e distingue, in punta di diritto, fra omicidio colposo "con colpa cosciente" e omicidio volontario "con dolo eventuale": ovvero, la differenza tra chi, alla Thyssenkrupp, era convinto che non sarebbe successo nulla (come i cinque dirigenti condannati a pene comprese fra i 10 e i 13 anni e mezzo) e chi - come Espenhahn - ha "accettato il rischio" di un disastro.

"Sicurezza azzerata nell'interesse dell'azienda". Alla Thyssenkrupp, infatti, sapevano. Sapevano che la filiale di Torino, ormai prossima alla chiusura, versava in "gravissime carenze strutturali e organizzative" a fronte degli alti standard di sicurezza degli altri stabilimenti sparsi fra la Germania e l'Umbria: il personale era ridotto al minimo, gli estintori erano sempre scarichi, c'erano già stati incendi risuonati come campanelli d'allarme. Persino la compagnia assicuratrice aveva aumentato la franchigia. Eppure, per "scelta miope" - scrive il giudice - si decise di continuare la produzione come se niente fosse. E si decise di differire un importante investimento antincendio sulla linea 5 al trasloco dell'impianto a Terni. L'azienda ne avrebbe avuto un "contenuto vantaggio economico". Ed è a Espenhahn, dunque, che i giudici attribuiscono questa "scelta sciagurata": il quarantacinquenne tedesco, descritto come un super manager di gran lunga più bravo e competente dei suoi collaboratori italiani, così attento alla pulizia che si arrabbiava "se solo vedeva un bicchierino per terra", ha "azzerato" gli investimenti, "azzerando" anche la sicurezza, "nell'interesse non suo personale, ma dell'azienda''.

Attendibile la testimonianza di Boccuzzi. La Corte presieduta dal giudice Maria Iannibelli, nelle motivazioni, scioglie anche diversi interrogativi rimasti in sospeso. La testimonianza dell'unico sopravvissuto, Antonio Boccuzzi, oggi deputato PD, è "del tutto attendibile", nonostante i dubbi della difesa. Il tentativo di condizionare le testimonianze di alcuni lavoratori è stato "gravissimo" e merita un'inchiesta della Procura. E i morti non hanno colpe: forse si sono accorti del focolaio in leggero ritardo rispetto al solito, ma non è vero che stessero chiacchierando o "guardando la televisione". Quel che c'è di "anomalo" - viste le loro condizioni di lavoro - è come fossero sempre riusciti, in precedenza, a "fronteggiare situazioni analoghe".

La difesa: "Speriamo nel giudice d'appello". Immediati i commenti di accusa e difesa. Secondo l'avvocato Ezio Audisio, difensore di Espenhahn, la sentenza è "uno stravolgimento e una forzatura dei dati di fatto, che invece sono molto chiari a discolpa. Spero che il giudice d'appello possa valutare più adeguatamente le risultanze processuali che, a nostro parere, sono state male intese e male considerate, valutandole nella loro oggettività". Il legale ribadisce che "i fatti sono oggettivi e chiari. È la loro interpretazione che ha costituito il presupposto di valutazioni giuridiche non corrette. Ci riserviamo di approfondire la sentenza con attenzione. È comunque apprezzabile per l'impegno che il giudice ha profuso".

L'accusa. "Risposta straordinaria alla tutela dei diritti dei cittadini". "La sentenza depositata oggi è la degna, eccezionale conclusione, di uno dei processi in assoluto più importanti mai celebrati nel nostro Paese e non solo", ha commentato, invece, Raffaele Guariniello, il pm che - insieme ai colleghi Francesca Traverso e Laura Longo - ha sostenuto l'accusa. "La giustizia può dare risposte straordinarie alle istanze di tutela della dignità e dei diritti dei cittadini", ha aggiunto. "Al centro dell'attenzione è ormai giunta la politica aziendale della sicurezza: come ci invita a fare la Corte di Cassazione, dobbiamo entrare nelle stanze dei Consigli di amministrazione per scoprire le scelte aziendali di fondo che portano agli infortuni e ai disastri". Guariniello ha poi sottolineato che "è preziosa la partecipazione popolare all'amministrazione della Giustizia. È indispensabile fare le indagini con rapidità, per non incorrere nella devastante prescrizione dei reati e, a questo scopo, è irrinunciabile un'organizzazione specializzata". In conclusione, secondo il pubblico ministero, "è determinante la scelta fatta dalle nostre leggi - quella di puntare non solo sulla responsabilità penale degli amministratori - ma anche sulla responsabilità diretta delle stesse società".

 



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