Responsabilità civile: sempre meglio... salvare il salvabile.

A cura di ZURICH assicurazioni.


Questo articolo è tratto da Edilio.it.

A cura di ZURICH.

I contratti assicurativi che coprono i possibili danni subiti da un bene mobile o immobile - ad es. il furto in appartamento, incendio di un immobile, ecc. - prevedono normalmente il cosiddetto "obbligo di salvataggio", cioè l'obbligo che "l'assicurato faccia quanto è possibile per evitare o diminuire il danno" (art. 1914 del Codice Civile, primo comma). Sebbene la sua formulazione letterale si riferisca alle "cose" è principio ormai pacificamente acquisito che tale fattispecie sia applicabile anche a quelli che assicurino la responsabilità civile.

La legge attribuisce quindi all'assicurato un dovere che, apparentemente, può essere considerato nell'esclusivo interesse della Compagnia. Come detto, c'è molto di più: scongiurare l'insorgere di un danno (nella migliore delle ipotesi) o limitarne le conseguenze (come avviene più spesso), infatti, produce quasi sempre effetti vantaggiosi anche per il professionista. È possibile evitare, ad esempio, che la Compagnia disdica la polizza a causa di un risarcimento troppo elevato, oppure che un sinistro particolarmente "eclatante" possa nuocere al buon nome del professionista, in particolare se opera in contesti socio-economici fortemente localizzati.

Per incentivare il comportamento coscienzioso dell'assicurato, l'art. 1914 prevede che le spese di salvataggio siano a carico della Compagnia la quale - su richiesta dallo stesso assicurato - è anche obbligata ad anticiparle. Non tutte le spese si giudicano comunque giustificate: l'assicuratore può disconoscere le spese di salvataggio qualora dimostri (onere della prova a suo carico) che sono state compiute "inconsideratamente".

È di estrema importanza conoscere l'esistenza di quest'obbligo, perché la legge chiede all'assicurato, sempre e comunque, una "diligenza" il cui venir meno può esporlo a conseguenze anche gravi. Infatti l'art. 1915 del Codice Civile stabilisce che, in caso di inadempimento doloso (cioè volontario e consapevole) dell'obbligo di salvataggio, l'assicurato "perde il diritto all'indennizzo" mentre, qualora l'inadempimento avvenga colposamente (cioè involontariamente), la Compagnia ha il diritto di "ridurre l'indennità in ragione del pregiudizio sofferto".

È spesso difficile - se non impossibile - riuscire a "calibrare", anche a livello economico, l'intervento per impedire o circoscrivere un danno, soprattutto in situazioni di particolare contingenza: pensiamo a un edificio prossimo al crollo, alla rottura di una cisterna contenente sostanze fortemente inquinanti. Per questo è necessario, in qualunque caso, documentare minuziosamente ogni spesa sostenuta, in particolare quando i tempi e le circostanze non consentano di avvisare preventivamente l'assicuratore (la legge, comunque, non pone a carico dell'assicurato l'obbligo di preavvisare la Compagnia). Tuttavia il miglior consiglio è di concordare sempre con l'assicuratore le tipologie di intervento, se possibile. Ma va anche considerato che l'impossibilità di una preventiva autorizzazione della Compagnia non esonera l'assicurato dall'obbligo di fare tutto quanto è possibile per limitare la portata del danno, e ciò indipendentemente dal successo del salvataggio.
Quindi attenzione: in caso di sinistro, è sempre bene tentare di... salvare il salvabile!

 



Torna alle leggi