Impianti Antincendio.

Requisiti professionali degli installatori di impianti antincendio.


Tratto da FTA - Foglio Tecnico Antincendio.

La tematica dei requisiti professionali nel settore antincendio continua ad essere in primo piano.
Recentemente, nell'ambito di alcune verifiche amministrative di prevenzione incendi, veniva riscontrata una dichiarazione di conformità di un impianto antincendio ad idranti rilasciata da impresa installatrice che, alla visura camerale, risultava priva della abilitazione di cui alla lettera "g" del DM 37/2008, per gli impianti antincendio.
Tale installatore, contattato telefonicamente dal Comando provinciale VVF che gli chiedeva chiarimenti in merito, rispondeva che lui gli impianti antincendio li aveva sempre installati; sollecitato dall'interlocutore che gli rappresentava come la abilitazione di cui alla "lettera g" fosse un requisito necessario per l'esercizio della professione di installatore, lo stesso ad un certo punto sbottava: "ma che abilitazione serve per passare quattro tubi?"
Ogni commento è superfluo. Come ben sanno gli operatori più seri, un impianto antincendio è qualcosa di più che un insieme di tubi assemblati, e collegati all'acquedotto.
Inevitabile a questo punto, da parte del Comando provinciale VVF, la comunicazione alla Procura della Repubblica per il reato di esercizio abusivo della professione.
In altre circostanze, un installatore di impianti antincendio dichiarava ai VVF di ritenere che la dichiarazione di conformità di cui all'art. 7 del DM 37/2008 non garantisce i requisiti prestazionali dell'impianto, la cui verifica non compete comunque all'installatore, ma ad un tecnico abilitato.
Niente di più sbagliato: come noto la sottoscrizione della dichiarazione di conformità, da parte dell’impresa installatrice, garantisce il rispetto delle norme applicabili, la corretta funzionalità dell'impianto, e quindi necessariamente anche il rispetto dei requisiti prestazionali di prevalenza e portata idraulica. Requisiti che devono essere garantiti in prima persona proprio dall'impresa installatrice abilitata.
È paradossale che dopo ventidue anni dalla promulgazione della L. 46/1990, sia possibile riscontrare ragionamenti similari, da parte di operatori che non conoscono, o fanno finta di non conoscere (le due posizioni sono ugualmente inaccettabili), queste elementari attribuzioni di competenza, peraltro relative alla attività dagli stessi quotidianamente esercitata.
In questi casi il buonismo, da parte dei vigili del fuoco, storicamente avvezzi al salvataggio delle persone più che alla redazione di verbali di contestazione, non è né opportuno né utile.
Siamo ormai in regime di totale autocertificazione da parte degli operatori della sicurezza antincendio; comportamenti illegittimi, se evidenziati, devono esse contestati nelle sedi opportune, per impedire che il processo di semplificazione in essere trasformi la sicurezza antincendio in un mero adempimento cartaceo.

 



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